Regeni: Cairo a Italia,possibili contromisure dopo F16

Regeni: Camera conferma, no pezzi F16 a EgittoL’Egitto sta studiando la possibilità di prendere contromisure analoghe sulla cooperazione con l’Italia dopo che il Parlamento italiano ha confermato oggi la decisione di non fornire al Cairo pezzi di ricambio per i caccia F16 in seguito alla vicenda Regeni. Decisione per la quale il ministero degli esteri egiziano ha espresso rammarico. Lo si legge in una nota del ministero degli esteri egiziano. La decisione del Parlamento italiano di fermare la fornitura all’Egitto di pezzi di ricambio per i caccia F16 avrà degli “impatti negativi in tutti i campi della cooperazione tra i due paesi: sul piano bilaterale, regionale ed internazionale”. Lo sostiene il ministero degli Esteri egiziano in un comunicato nel quale precisa che le conseguenze della decisione italiana si faranno sentire anche sulla “cooperazione in corso tra Roma e il Cairo nella lotta all’immigrazione clandestina nel Mediterraneo e in Libia”

Fonte: www.ansa.it

Omicidio Regeni: incongruenze e depistaggi

imagesCi sono una rapina senza il denaro, una tortura senza torturatori, cinque presunti assassini morti, e dunque muti per sempre, in questo disperato, e scalcagnato, tentativo egiziano di offrire una verità sull’omicidio di Giulio Regeni. Una ricostruzione – quella offerta tra ieri e giovedì dal ministero degli Interni del Cairo – che non può però reggere alcuna prova di verità per almeno quattro, incontrovertibili, motivi.

I MOVIMENTI DI DENARO
La banda di quattro gangster uccisa nel conflitto a fuoco (non è chiaro chi sia la quinta vittima: un passante morto per caso o addirittura un cadavere che trasportava la gang) era “specializzata – dicono gli egiziani – nel camuffarsi da agenti di polizia e sequestrare stranieri per rapinarli”. Dunque, potrebbero averlo fatto anche con Giulio. Ora al di là della bizzarra circostanza della specializzazione (“strano che non abbiano detto che fossero esperti nel rapinare i ricercatori con i capelli castani…”, ironizza un investigatore italiano), peccato che questi signori non avessero nulla da rapinare: Giulio non aveva soldi in tasca. Se non quel bancomat nero, mostrato dalla polizia come uno dei reperti, che però non ha registrato alcun movimento: 800 euro erano depositati al 25 gennaio, giorno della sua scomparsa, e 800 euro ci sono ora. Non solo: i genitori hanno ritrovato anche in casa i 300 euro che il ricercatore italiano teneva per le emergenze. Intatti. Così come a casa, nel solito cassetto, c’era il computer di Giulio, l’oggetto più di valore che possedeva. Cosa avevano da rapinare quindi i rapinatori? Continue reading