Attentato a Dacca

foto-dei-terroristi-in-bangladeshCI sediamo qui, all’aperto”. Ore 20.10 di venerdì: mancano 35 minuti all’assalto di Dacca quando Claudia D’Antona, il marito Gianni Boschetti e il loro cliente ed amico Claudio Cappelli scelgono il tavolo all’Holey Artisan Bakery: “Se ci fossimo seduti dentro, sarei morto”, dice Boschetti. Sono lì per salutarsi prima delle ferie di fine Ramadan: il Bangladesh si ferma per una decina di giorni, per Claudio è vigilia di rientro in Italia; per Gianni e Claudia – che a Dacca ci vivono – è l’inizio di una vacanza antistress.

20.30: L’ULTIMO SALUTO
All’interno del locale, il tavolo per sette persone prenotato dagli altri italiani è già pieno per metà. Arrivano alla spicciolata, alle 20.30 sono tutti lì quando Jacopo Bioni, il gelataio e casaro italiano che sostituisce uno dei due chef argentini, si avvicina al tavolo per salutarli. Ci sono Adele Puglisi, Nadia Benedetti, Simona Monti e Maria Riboli insieme a Vincenzo D’Allestro, Cristian Rossi e Marco Tondat. Anche loro sono riuniti per i saluti, stanno tutti per tornare in Italia. Il ristorante fa cucina spagnola, ma chiedono a Jacopo un fuori menù, una pastasciutta all’italiana. Anche il titolare dell’Holey, Ali Arsalan, li conosce bene: sono buoni clienti. Ma lui è già uscito.

20.40: TUTTI A TAVOLA
Alle 20.40 Jacopo saluta gli italiani e si dà ai fornelli, accanto all’altro chef italoargentino Diego Rossini. In sala, una trentina di clienti in tutto. Hasnat Karim, professore alla North South University di Dacca, è con la moglie Sharmin e le figlie Safa e Rayan, di 13 e 8 anni, per festeggiare il compleanno di Safa. Faraaz Hossein, bengalese con passaporto americano, cena con le amiche Abinta Kabir e Tarishi Jain, con cui ha studiato all’American School a Dacca. Poi c’è il tavolo di Makoto Okamura e dei sei commensali giapponesi. Ali, il titolare, si è preso una pizza e un dessert e se n’è andato a casa. Voleva andare a prendere due paia di pantaloni per donne incinte e sarebbe tornato più tardi per darli a Jacopo per sua moglie, che lavorava all’Holey come maître ma è in Italia in maternità. Ali Arsalan però non torna: ha cambiato idea, dirà.

20.45: INIZIA L’INFERNO
Alle 20.45 inizia l’inferno. Sette terroristi entrano nel giardino dell’Holey urlando “Allah è grande”. Sparano, urlano, atterriscono. Radunano chi si trova all’esterno costringendolo a entrare. L’unico che sfugge al rastrellamento è Boschetti: si è alzato per telefonare, si butta tra le frasche e ci resterà ore. Il personale di cucina fugge sul tetto chiudendo a chiave l’accesso. Sono al secondo piano, troppo alto per saltare. Per un po’ restano lì acquattati, sperando di essere al sicuro. Poi, almeno in tre cambiano idea: meglio rischiare qualche osso rotto, Jacopo Bioni si salva così. Il personale di sala si rifugia invece in un gabinetto al secondo piano, usato come deposito per lievitare la farina: nello stanzino si stringono in otto. Un terrorista si avvicina e urla: “Se siete bengalesi uscite, non vi faremo niente”. Nessuno fiata. Non ricevendo risposta, chiude a chiave e se ne va. Farina e lievito scaldano e tolgono ossigeno. Con il cuore in gola, chiedono aiuto via sms: “Buttate giù il muro da fuori, salvateci”. Rischiano di morire asfissiati, ma riescono a creare piccole brecce scalfendo la porta di legno.

20.50-21.10: STRAGE DI OSTAGGI
Dentro, intanto, i terroristi dividono le vittime in base alla religione e torturano e uccidono chi non conosce il Corano. Ma uccidono anche Faraaz, lo studente americano che il Corano lo conosce eccome: muore da eroe, rifiutandosi di abbandonare Abinta e Tarishi vestite troppo all’occidentale per un perdono jihadista. Secondo il professor Hasnat, alle 23 tutti gli stranieri erano morti. L’assedio però durerà tutta notte. Secondo la Cnn, usano un prigioniero bengalese come scudo, il panettiere Miraj. “I tuoi colleghi sono fuggiti, se non ci sei riuscito Dio vuole che tu muoia”, gli dicono, legandolo a una sedia imbottito di esplosivo.

22.00: GLI AGENTI UCCISI
Intorno alle 22, finalmente arriva la polizia: “Alcuni terroristi erano appostati nel parcheggio”, dice Boschetti. È lì che tendono l’agguato: una pioggia di proiettili ed esplosioni costa la vita a due poliziotti, Rabiul Karim e Salauddin Khan, e un’altra ventina di agenti finisce in ospedale.

1.00-5.00: DAL DIALOGO AL BLITZ
La polizia ora tenta la carta del dialogo: intorno all’una entra in contatto coi terroristi, ma è inutile. Alle 3, il primo ministro Sheikh Hasina convoca un vertice e decide di agire. Ci vorranno due ore per schierare le forze speciali. L’operazione Tuono, il blitz che salverà il personale di sala e gli ostaggi bengalesi e ucciderà 6 terroristi catturandone uno, scatta alle 5. Pochi minuti prima, un filmato riprende il professor Hasnat Karim fumare tranquillamente parlando con un terrorista. In quei minuti si salva il panettiere Miraj: è arrivata la fine, i jihadisti lo lasciano andare.

Fonte: www.repubblica.it

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