Omicidio Regeni: incongruenze e depistaggi

imagesCi sono una rapina senza il denaro, una tortura senza torturatori, cinque presunti assassini morti, e dunque muti per sempre, in questo disperato, e scalcagnato, tentativo egiziano di offrire una verità sull’omicidio di Giulio Regeni. Una ricostruzione – quella offerta tra ieri e giovedì dal ministero degli Interni del Cairo – che non può però reggere alcuna prova di verità per almeno quattro, incontrovertibili, motivi.

I MOVIMENTI DI DENARO
La banda di quattro gangster uccisa nel conflitto a fuoco (non è chiaro chi sia la quinta vittima: un passante morto per caso o addirittura un cadavere che trasportava la gang) era “specializzata – dicono gli egiziani – nel camuffarsi da agenti di polizia e sequestrare stranieri per rapinarli”. Dunque, potrebbero averlo fatto anche con Giulio. Ora al di là della bizzarra circostanza della specializzazione (“strano che non abbiano detto che fossero esperti nel rapinare i ricercatori con i capelli castani…”, ironizza un investigatore italiano), peccato che questi signori non avessero nulla da rapinare: Giulio non aveva soldi in tasca. Se non quel bancomat nero, mostrato dalla polizia come uno dei reperti, che però non ha registrato alcun movimento: 800 euro erano depositati al 25 gennaio, giorno della sua scomparsa, e 800 euro ci sono ora. Non solo: i genitori hanno ritrovato anche in casa i 300 euro che il ricercatore italiano teneva per le emergenze. Intatti. Così come a casa, nel solito cassetto, c’era il computer di Giulio, l’oggetto più di valore che possedeva. Cosa avevano da rapinare quindi i rapinatori? Continue reading